
Domenica mi sono sciroppato un paio d’ore di reportages haitiani di Soledad O’Brien, una Rula Jebreal della CNN fascinosa come la sua collega palestinese ma infinitamente
più aggressiva, più arrembante, più mastina – una delle sue performances più memorabili fu ‘azzannare’ in diretta un catatonico Michael Brown, il capo della FEMA ai tempi dell’uragano Katrina, per la scandalosa lentezza degli aiuti destinati alla popolazione della Louisiana. E dopo la mia full immersion in Soledad O’Brien, mi chiedevo, immalinconito: “Possibile che solo da noi non nasca mai una Soledad O’Brien?”.
Mi sbagliavo. Domenica sera, Riccardo Iacona è stato magistrale. Ha raccontato l’emergenza casa a Roma, le cartolarizzazioni che escludono dal mercato le fasce deboli, le occupazioni dei disperati, l’edilizia popolare colpevolmente malgestita, le politiche inesistenti per l’edilizia a prezzi concordati rendono il problema insolubile con le normative vigenti. In quell’inchiesta c’era tutto il mio 2009, con le sue secchiate di tempesta, i suoi arcobaleni, le sue eclissi. Un anno infido, turbolento, vissuto pericolosamente al fianco dei compagni di ‘Action‘, nelle piazze, in testa ai cortei, di picchetto, occupando quattro volte, espugnando la sede del ‘Messaggero’, lottando contro la campagna diffamatoria dei quotidiani dei palazzinari, assistendo ammutolito allo sgombero del ‘Regina Elena’. Tutto questo, e altro ancora, Iacona lo ha raccontato con una tersità e una chiarezza semplicemente prodigiose. Soledad O’Brien non avrebbe saputo fare di meglio



