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Secondo le statistiche dichiarate dai politici, quasi l'80% degli italiani sono proprietari di casa. Peccato che questi dati non ci dicano cosa succede al restante 20%. Nei Paesi del Nord Europa le politiche di accesso equo agli affitti hanno evitato il pericoloso divario che si sta verificando oggi nel nostro Paese tra chi si può permettere quattro mura e chi invece deve inventarsele come può. Da noi, infatti, è in atto una forte crisi degli alloggi. Gli affitti sono rincarati e sempre più persone non ce la fanno a pagarli perché perdono il lavoro o guadagnano troppo poco. Negli ultimi 5 anni in Italia sono stati eseguiti circa 120mila sfratti.
La cifra è in aumento e le liste d'attesa per una casa popolare sono lunghissime. Cosi può accadere che si decida di chiamare "casa" un vecchio albergo, un ospedale dismesso o uno stabile di uffici sfitti.

Siamo a Roma, vicino alla stazione Termini, di fronte all'Università La Sapienza. Qui sorge il Regina Elena, un ex centro oncologico oggi occupato abusivamente da 600 persone, tra stranieri e italiani, famiglie, pensionati, single. In attesa di un alloggio popolare o di una sistemazione migliore. Per quanta ci si possa sforzare, e difficile riuscire a camuffare un ospedale in qualcos'altro. Restano le lunghe corsie che attraversano reparti, Ie scritte che campeggiano in alto con i nomi dei primari, i cartelli davanti alle sale operatorie. Ma per i nuovi inquilini anche questa è casa, e come i pionieri che piantano la loro bandierina sulla terra conquistata, gli occupanti ci hanno piazzato brandine, tv, fornelletti, fotografie, tendine, poster. Eppure,
quando 3 anni fa il Regina Elena è stato occupato tramite il movimento di lotta
per la casa Action, sembrava impossibile rendere quell' edificio fatiscente un luogo in cui vivere. Sporcizia, topi, materiale medico radioattivo, calcinacci ...

Un po' meno dura è stata per gli occupanti del Cervinia, un ex albergo in una zona centrale di Roma. La vecchia hall è ancora oggi un luogo di incontro.
Lungo le scale per salire ai piani si sente arrivare un forte odore speziato di cucina.
E dentro le stanze si respira un'atmosfera d'altri tempi, con la carta da parati alle pareti, la moquette, i materassi a rete.
Ma la vera fortuna è che tutti quanti hanno un bagno in camera.
Ancora diverso è il caso di Campo Farnia, ex ufficio dell'Inpdap alla periferia di Roma, diventato dopo un lungo braccio di ferro tra Action e Comune la prima "casa dello sfrattato", un residence per senzatetto gestito dagli inquilini stessi. I lavori di ristrutturazione hanno trasformato i vecchi stanzoni open space, con le pareti esterne di vetro, in 180 appartamentini separati da muri divisori e con pannelli bianchi a coprire le vetrate di troppo: appena 17 metri quadrati per i single e 35 per le famiglie! Ma un tetto sopra la testa è pur sempre qualcosa ...